Sul senso e il ruolo dei GD

Ripubblichiamo da L’Unità l’articolo di Mattia Zunino, eletto Segretario nazionale GD con le primarie del 12-13 marzo, in merito al dibattito che si sta sviluppando sulla necessità e il ruolo dei Giovani Democratici.

Voglio essere molto chiaro e, al tempo stesso, sincero. Se l’organizzazione giovanile è quella che abbiamo visto passare all’onore delle cronache in quest’ultima settimana, la domanda che ci viene posta sul senso dei Giovani democratici non è da prendersi solo come una provocazione, ma anche come una obiezione legittima alla quale serve dare una risposta.

Il confronto nazionale sulle proposte e sulle nostre visioni del mondo, nonostante gli sforzi messi in campo, è stato ricondotto all’angolo da polemiche spesso strumentali. Le nostre ambizioni sono state spesso chiuse nella ridotta di un confronto eccessivamente appiattito sulle persone. Continua a leggere “Sul senso e il ruolo dei GD”

Primarie GD, dove si vota in Piemonte

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Il 12-13  marzo si terranno le primarie nazionali dei Giovani Democratici per la scelta del Segretario nazionale e il rinnovo dell’Assemblea nazionale. I seggi resteranno aperti sabato 12 dalle ore 9,00 alle ore 18,00 e domenica 13 dalle ore 10,00 alle ore 20,00

Ecco tutti i seggi che saranno presenti sul territorio regionale, federazione per federazione. 

Federazione di Alessandria

Alessandria, via Pascoli 2

Federazione di Asti

Asti, piazza Alfieri

Valfenera, Natività Maria Vergine

Federazione di Biella

Biella, via Trieste 41

Candelo, via Mazzini 11 

Federazione di Novara

Novara, via Alcarotti 1

Federazione di Cuneo

Bra, via san Rocco 17 (circolo PD)

Cuneo, via fratelli Vaschetto (circolo PD)

Savigliano, via Macra 29 (Circolo PD)

Federazione di Torino

Torino, via Masserano 6/a

Ciriè, via san Ciriaco angolo via Vittorio Emanuele (sabato 12) – Via Vittorio Emanuele II (domenica 13)

Settimo Torinese, via san Francesco d’Assisi 7

Federazione di Verbania

Verbania, via Alessandro Magno 38

Federazione di Vercelli

Vercelli, via Giovine Italia 2

Trivellazioni, ecco cosa c’è da sapere

In vista del referendum del prossimo 17 aprile sulle trivellazioni in mare, ripubblichiamo un articolo de “Il Post” in cui si spiegano diversi elementi non molto noti sulla questione.

Per la prima volta nella storia della Repubblica, il prossimo 17 aprile gli elettori italiani saranno chiamati a votare a un referendum richiesto dalle regioni, invece che – come di solito avviene – tramite una raccolta di firme. Si tratta del cosiddetto referendum “No-Triv”: una consultazione per decidere se vietare il rinnovo delle concessioni estrattive di gas e petrolio per i giacimenti entro le 12 miglia dalla costa italiana. In tutto le assemblee di nove regioni hanno chiesto il referendum: Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise. Una raccolta di firme per presentare il referendum era fallita lo scorso inverno. L’esito del referendum sarà valido solo se andranno a votare il 50 per cento più uno degli aventi diritto al voto.

Cosa vuole cambiare il referendum
Nel referendum si chiede agli italiani se vogliono abrogare la parte di una legge che permette a chi ha ottenuto concessioni per estrarre gas o petrolio da piattaforme offshore entro 12 miglia dalla costa di rinnovare la concessione fino all’esaurimento del giacimento. Si parla quindi di permettere o no che proseguano le estrazioni sugli impianti che esistono già.

La situazione oggi
Gran parte delle 66 concessioni estrattive marine che ci sono oggi in Italia si trovano oltre le 12 miglia marine, che non sono coinvolte dal referendum. Il referendum riguarda soltanto 21 concessioni che invece si trovano entro questo limite: una in Veneto, due in Emilia-Romagna, uno nelle Marche, tre in Puglia, cinque in Calabria, due in Basilicata e sette in Sicilia. Le prime concessioni che scadranno sono quelle degli impianti più vecchi, costruiti negli anni Settanta. Le leggi prevedono che le concessioni abbiano una durata iniziale di trent’anni, prorogabile una prima volta per altri dieci, una seconda volta per cinque e una terza volta per altri cinque; al termine della concessione, le aziende possono chiedere di prorogare la concessione fino all’esaurimento del giacimento. […]

Cosa succede in caso di vittoria dei sì
Il referendum non modifica la possibilità di compiere nuove trivellazioni oltre le 12 miglia e nemmeno la possibilità di cercare e sfruttare nuovi giacimenti sulla terraferma: e compiere nuove trivellazioni entro le 12 miglia è già vietato dalla legge. Una vittoria dei sì al referendum impedirà l’ulteriore sfruttamento degli impianti già esistenti una volta scadute le concessioni. Il giacimento di Porto Garibaldi Agostino, per esempio, che si trova a largo di Cervia, in Romagna, è in concessione all’ENI ed è sfruttato da sette piattaforme di estrazione. La concessione risale al 1970 ed è stata rinnovata per dieci anni nel 2000 e per cinque nel 2010. In caso di vittoria del sì, l’ENI potrà ottenere una seconda e ultima proroga per altri cinque: dopo sarà costretta ad abbandonare il giacimento, anche se nei pozzi si trovasse ancora del gas.

Le ragioni di chi è favore del Sì
Secondo i vari comitati “No-Triv”, appoggiati dalle nove regioni che hanno promosso il referendum e da diverse associazioni ambientaliste come il WWF e Greenpeace, le trivellazioni andrebbero fermate per evitare rischi ambientali e sanitari. I comitati per il No ammettono che per una serie di ragioni tecniche è impossibile che in Italia si verifichi un disastro come quello avvenuto nell’estate del 2010 nel Golfo del Messico, quando una piattaforma esplose liberando nell’oceano 780 milioni di litri di greggio, ma sostengono che un disastro ambientale in caso di gravi malfunzionamenti di uno degli impianti sia comunque possibile. Alcuni aderenti ai comitati per il Sì hanno anche parlato dei danni al turismo che avrebbero arrecato le piattaforme. È importante sottolineare, però, che il referendum non impedirà nuove trivellazioni (che sono già vietate) né la costruzione di nuove piattaforme, ma solo lo sfruttamento di quelle già esistenti. Inoltre, il legame tra piattaforme e danni al turismo non è stato dimostrato chiaramente. La regione con il più alto numero di piattaforme, l’Emilia-Romagna, è anche una di quelle con il settore turistico più in salute. La Basilicata, la regione del sud più sfruttata per la produzione energetica, è stata una di quelle che negli ultimi anni hanno visto crescere di più il settore turistico. Questa settimana Greenpeace ha pubblicato uno studio realizzato dall’ISPRA, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca, che mostra come tra il 2012 e il 2014 ci siano stati dei superamenti dei livelli stabiliti dalla legge per gli agenti inquinanti nel corso della normale amministrazione di alcuni dei 130 impianti attualmente in funzione in Italia.

Le ragioni di chi è a favore del No
Contro il referendum è stato fondato il comitato “Ottimisti e razionali“, presieduto da Gianfranco Borghini, ex deputato del Partito Comunista e poi del PdS. Il comitato sostiene che continuare l’estrazione di gas e petrolio offshore è un modo sicuro di limitare l’inquinamento: l’Italia estrae sul suo territorio circa il 10 per cento del gas e del petrolio che utilizza, e questa produzione ha evitato il transito per i porti italiani di centinaia di petroliere negli ultimi anni. Una vittoria del sì avrebbe poi delle conseguenze sull’occupazione, visto che migliaia di persone lavorano nel settore e la fine delle concessioni significherebbe la fine dei loro posti di lavoro. Nella provincia di Ravenna il settore dell’offshore impiega direttamente o indirettamente quasi settemila persone. L’aspetto “politico”, infine, è una delle principali ragioni per cui il referendum è stato criticato. Il referendum, secondo gli “Ottimisti e razionali”, è lo strumento sbagliato per chiedere al governo maggiori investimenti nelle energie rinnovabili. Il referendum, dal loro punto di vista, somiglia più a un tentativo di alcune regioni – che hanno reso possibile la consultazione – di fare pressioni sul governo in una fase in cui una serie di leggi recentemente approvate e la riforma costituzionale in discussione stanno togliendo loro numerose autonomie e competenze, anche in materia energetica.

8 marzo e la storia di Teresa Mattei

Oggi vogliamo partecipare alla Giornata internazionale della donna con un contributo tratto dal libro “La Costituente. Storia di Teresa Mattei, partigiana e «madre» della Costituzione” di Patrizia Pacini.

Il simbolo tradizionale dell’8 marzo è la mimosa. Da dove viene questa tradizione?
Viene da una ragazza, Teresa, che aveva 25 anni quando venne eletta alla Camera dei Deputati nelle liste del Partito Comunista Italiano: Teresa Mattei. Il suo impegno – la parola militanza non le piaceva – contro il fascismo e contro ogni forma di prevaricazione risaliva ai tempi della scuola. Di famiglia antifascista, fu espulsa da tutte le scuole del Regno per l’esplicito rifiuto delle leggi razziali. Pochi anni dopo Teresa, in una dolce serata fiorentina, a soli vent’anni si trovò a dover scegliere la sua parte e non ebbe alcun dubbio: con il nome di battaglia di “Chicchi” entrò a far parte della Resistenza fiorentina. Inizia la sua esperienza da gappista e staffetta.

E’ una vita rocambolesca, quella di Teresa: viene catturata mentre trasporta a Roma i cliché de L’Unità: è vittima delle torture naziste ma riesce a fuggire. Suo fratello Gianfranco muore in via Tasso il 7 febbraio 1944, suicida per non rivelare il nome dei suoi compagni nella Resistenza romana. Finita la guerra, nel 1946, è candidata del Pci all’Assemblea Costituente.
Ma alle elezioni non votai per me stessa” – spiegava – perché ritenevo ci fossero persone più adatte di me”: viene eletta e, da membro della Commissione dei 75, propone importanti emendamenti agli articoli della nostra Costituzione.

Gli interventi in Aula di Teresa sono rari, contenuti ma efficaci: sua è la firma sulla la fondamentale dicitura “di fatto” che oggi troviamo nell’articolo 3 della Costituzione sul tema dell’uguaglianza: è l’inizio delle sue battaglie per i diritti dei bambini.

Attiva nel Pci fino al 1955, suggerisce ai dirigenti del Partito la mimosa come simbolo dell’8 marzo, un fiore povero ma molto diffuso nelle campagne: alla portata di chiunque, senza distinzioni.

“La cosa più importante della nostra vita è aver scelto la nostra parte”.

Il Congresso GD Piemonte

Ieri pomeriggio noi Giovani Democratici del Piemonte abbiamo svolto il nostro Congresso eleggendo a larghissima maggioranza Ludovica Cioria alla guida della nuova Segreteria regionale.
Un pomeriggio di politica e partecipazione, aperto con l’intervento dell’europarlamentare Brando Benifei, i saluti del Sindaco di Torino Piero Fassino e proseguito con l’elezione della nuova Direzione regionale GD Piemonte, composta da 30 delegati provenienti da tutti i territori della regione.
Ludovica Cioria, 26 anni e laureata in scienze politiche, diventa Segretario dopo una lunga esperienza all’interno della Federazione torinese dei GD e il ruolo di responsabile organizzazione e tesseramento durante la scorsa Segreteria regionale di Andrea Scarpellino, al quale è andato il ringraziamento di tutto il Congresso per il lavoro svolto in questo ultimo anno.